
— Chiediamo un’udienza — risposi. — Dobbiamo implorare una grazia.
— Per quattro giorni non si concedono udienze — disse il Classificatore di destra. — Aggiungeremo il vostro nome alla lista.
— Ma non sappiamo dove andare a dormire! — proruppe Avluela. — Abbiamo fame! Noi…
La zittii. Intanto Gormon frugava nell’ipertasca. Infine, nella sua mano scintillò qualcosa di lucente: erano pezzi d’oro, il metallo eterno, con impresse sopra facce barbute dal naso aquilino; li aveva trovati fra le rovine. Gettò una moneta al Classificatore che ci aveva sbarrato il passo e questi l’afferrò al volo, passò l’unghia sulla sua superficie lucida e fece scivolare immediatamente la moneta in una piega dell’abito. Il secondo Classificatore aspettava. Sorridendo Gormon lanciò una moneta anche a lui.
— Forse — dissi io — potremo riuscire ad avere un’udienza speciale.
— Forse — disse uno dei due. — Passate.
Così entrammo nella navata principale del palazzo e guardammo lungo la corsia centrale, verso la camera del trono, nell’abside. Lì dentro c’erano altri mendicanti, autorizzati, questi, per concessione ereditaria, che si mescolavano a gruppi di Pellegrini, Comunicatori, Ricordatori, Musici, Scribi e Classificatori.
