
Questa avanzava lentissimamente, e passò più di un’ora prima che potessi raggiungere l’apparecchio. I teschi mi fissavano con le loro occhiaie vuote: dentro il loro cranio sigillato si sentivano gorgogliare e ribollire i liquidi nutritivi necessari alla manutenzione dei cervelli morti, ma ancora funzionanti, i cui miliardi di miliardi di unità sinaptiche costituivano, ora, un dispositivo mnemonico incomparabile. Lo Scriba sembrò stupefatto di vedermi tra quella gente, ma prima che potesse protestare, io dissi: — Io vengo come straniero a invocare la misericordia del Principe. Io e i miei compagni siamo senza ricovero. La mia stessa Corporazione mi ha scacciato. Cosa posso fare? Come posso ottenere una udienza?
— Tornate fra quattro giorni.
— Ho già dormito troppe notti nella strada. Ora devo riposare.
— Un ostello pubblico…
— Ma appartengo a una Corporazione! — protestai. — Gli ostelli pubblici non mi danno ospitalità, perché sanno che la mia Corporazione ne mantiene uno qui, e, d’altra parte, per via di un nuovo regolamento, i miei confratelli si rifiutano di accogliermi… Capite la mia situazione?
