
Le indicazioni fornite dal cervello erano esatte, e, in meno di un’ora, arrivammo all’Ostello delle Vedette. Lasciai Gormon e Avluela all’esterno e spinsi dentro il mio bagaglio.
Una dozzina di membri della mia Corporazione oziavano nella sala principale. Mi affrettai a rivolgere loro il saluto d’uso e quelli me lo ritornarono svogliatamente. Erano questi i guardiani dai quali dipendeva la salvezza della Terra? Dei deboli e dei superficiali!
— Dove posso immatricolarmi? — domandai.
— Siete forestiero? Da dove venite?
— L’ultima volta ho firmato in Agupt.
— Dovevate starvene là. Non c’è bisogno di Vedette, qui.
— Dove posso immatricolarmi? — domandai ancora.
Un giovanotto pieno di boria mi indicò uno schermo in fondo al locale. Ci andai, premetti le dita sullo schermo, fui interrogato e diedi le mie generalità. (Una Vedetta può rivelarle solo a un’altra Vedetta, e unicamente tra le mura di un ostello.) Un pannello si aprì di scatto e un uomo dagli occhi sporgenti (con l’emblema di Vedetta sulla guancia destra, e non sulla sinistra, per indicare che rivestiva un’alta carica nella Corporazione) pronunciò il mio nome e disse: — Non sareste dovuto venire a Roum. Siamo in soprannumero.
