Subito i miei pensieri guizzarono giù per il condotto finché giunsero all’interfaccia protettiva che dava accesso a un cervello del serbatoio memoria. Trapassai l’interfaccia e vidi il cervello stesso, pallido, rugoso, grigio contro il verde scuro del suo contenitore. Un Ricordatore mi aveva detto che, nei cicli passati, l’uomo costruiva macchine che pensavano per lui, benché quelle macchine fossero terribilmente costose, richiedessero una gran quantità di spazio e bevessero energia a fiumi. Quella non era stata la sola follia dei nostri antenati, né la peggiore; ma perché creare cervelli artificiali, quando la morte ne libera ogni giorno a decine di naturali, di splendidi, da rinchiudere nei serbatoi memoria? Forse non sapevano come servirsene? Non riesco a crederlo.

Dissi al cervello il nome della mia Corporazione e chiesi le coordinate del nostro ostello. Le ricevetti e mi avviai, con Avluela e Gormon, spingendo come il solito il carrello degli strumenti.

Le strade erano piene di gente. Non avevo mai visto una folla simile durante il mio viaggio, neanche nell’Agupt ardente e assonnato. C’erano un’infinità di Pellegrini, segreti e mascherati, e, gomito a gomito con loro, camminavano Ricordatori indaffarati e Mercanti accigliati. Di quando in quando, passava la portantina di un Padrone. Avluela vide un gruppetto di Alati, ma il regolamento della sua Corporazione le vietava di salutarli prima di essersi sottoposta alla purificazione rituale. Devo ammettere con dispiacere che anch’io incontrai molte Vedette e che tutte mi guardarono con disprezzo, senza neppure salutarmi. Notai anche un discreto numero di Difensori e nutrite rappresentanze di Corporazioni minori: Venditori, Servitori, Manufattori, Scribi, Comunicatori e Trasportatori. Naturalmente, uno stuolo di neutri compiva in silenzio i più umili doveri, e numerosi esseri di altri mondi, di ogni tipo e forma, affollavano le strade.



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