— È soltanto una compagna di viaggio.

La Sentinella scoppiò a ridere fragorosamente. — Non che sia un gran che. Cos’ha, tredici, quattordici anni? Vieni qui, bambina. Devo perquisirti per il contrabbando. — Le passò le mani sopra rapidamente, rabbuiandosi quando queste toccarono i seni e alzando un sopracciglio, perplesso, quando inciamparono nei due mucchietti delle ali, dietro le spalle. — Cos’è questo? Più di dietro che davanti! Sei un’Alata, tu? Sporco affare, un’Alata che si mette con una vecchia e stupida Vedetta. — Rise di nuovo, e le mise le mani addosso in un modo che fece balzare avanti Gormon, furibondo, gli occhi iniettati di sangue. Lo afferrai in tempo e gli strinsi un polso con tutte le forze, trattenendolo per impedirgli di rovinarci tutt’e tre con un assalto alla Sentinella. Lui si liberò con uno strappo che per poco non mi mandò a gambe levate; poi, all’improvviso si calmò, e, freddo come il ghiaccio, aspettò che il grassone finisse di perquisire Avluela “per contrabbando”.

Infine la Sentinella si rivolse, disgustata, a Gormon e gli domandò: — Che genere di cosa siete, voi?

— Non appartengo a nessuna Corporazione, vostra grazia — rispose lui, brusco. — Sono l’umile e vile prodotto della teratogenesi, e, purtuttavia, un uomo libero che desidera entrare in Roum.

— Credete che abbiamo bisogno di altri mostri, qui?

— Mangio poco e lavoro molto.

— Lavorereste anche di più, se vi facessero neutro.

Gormon lanciò fiamme dagli occhi. Intervenni io: — Dunque, possiamo entrare?

— Un momento. — Infilatasi in testa una cuffia pesante, la Sentinella socchiuse gli occhi e trasmise un messaggio ai serbatoi memoria. La sua faccia si tese nello sforzo, poi si rilassò; subito dopo arrivò la risposta. Dall’espressione di disappunto dell’uomo, era evidente che non esistevano ragioni per rifiutarci l’ingresso in Roum.



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